L'Importanza di essere amati - di Manuela Luzi


un autoscatto di Manuela Luzi

Sto facendo pulizia dell'archivio e nella cartella "Scritti" ho trovato questo testo.
Manuela è un'artista incredibile, una delle poche giovani artiste che mi piacciono. Ci siamo conosciute su Facebook qualche anno fa, ero rimasta molto colpita dalle sue fotografie... belle e con l'anima.. Ci scrivevamo spesso e purtroppo non siamo mai riuscite a combinare di vederci.. Anche se è da un po' che non ci sentiamo, siccome (come darle torto!) ha preferito togliersi dal quel mondo virtuale e vivere al meglio la realtà.. spero comunque di conoscerla di persona prima o poi.

E' un pensiero che condivido pienamente, proprio ora, ecco a voi il testo:

"Tutto quello che vorrei è disintossicarmi. "Essere nel cerchio, fuori dal cerchio". Questa frase che a lungo mi ha tormentato, non mi è mai stata così chiara come ora. Non aspiro ad una vita da asceta, però adesso ho bisogno di far riafforare in superficie tutto quello che conta davvero, e ora so perfettamente cos'è. E succhiarmi via il veleno che da troppo tempo scorre nelle mie vene. Veleno iniettato da mostri estranei che si nutrono di contaminazioni. Come un fiume che è stato invaso dal catrame, voglio sentire di nuovo l'acqua limpida scorrere dentro, liberata da quel male vischioso che ne soffocava ogni forma di vita. Adesso non sopporto più l'inutile schiamazzo della televisione, quel dover essere comici per forza, anche nelle radio, nelle strade, buffoni ovunque. Non c'è più vergogna né amor proprio. Si vorrebbe esser tutti molto divertenti. "Il riso abbonda sulla bocca degli stolti" l'ho sempre trovato un proverbio triste. Adesso ne capisco il senso: stolti, si. Adesso capisco Dante, Manzoni, e tutti quegli uomini che scrivevano dell'Italia con malinconica rassegnazione, e adesso scriverebbero le stesse cose. Questo popolo di stolti, l'Italietta meschina. Adesso capisco Pasolini. E credo che sia inutile battersi, nei secoli fu tale, l'Italia che non ha Italiani, non li avrà mai. Posso solo preservare la dignità personale, secondo quella che è la mia etica. Che ne dicano gli psicologi e quei guru del successo, io non voglio manuali di strategie vincenti, che nessuno dovrebbe permettersi di scrivere se non come diari personali. Di colpo ognuno è diventato scrittore, attore, giudice, guaritore. Come se la vita si svelasse prematuramente a pochi eletti che per vocazione sentono di dover vomitare al mondo la loro verità. Che presunzione! Se penso agli occhi di mio nonno, così stanchi e provati dalla guerra, dalla fame, dalla resistenza, dagli anni settanta, dagli scandali elettorali, dal nichilismo e dall'arrivismo di un Duemila troppo sopravvalutato, se quegli occhi si posassero su uno di quei manuali di facili chiacchiere, vorrei potesse avere la forza di riderne, ma temo che ci sputerebbe sopra. I Vecchi non sanno ridere delle umiliazioni. E forse nemmeno noi, ma riderne è probabilmente l'unico modo per sentirsi ancora amati. Se facciamo ridere, forse qualcuno ci vorrà bene. Le persone serie sono noiose e sole. E allora vieni in televisione, non vergognarti più di niente, mostra tutta la tua meschinità, ti troveranno divertente, ti voteranno, si ricorderanno persino di te, forse. E per non essere dimenticati abbiamo sepolto i vecchi. Ora siamo tutti splendidamente giovani, per sempre. Rettili ipertrofici, ma così vitali e abbronzati; dall'altra parte gli occhi svuotati di volti pallidi ed emaciati. Eppure tutti, tutti, nessuno escluso, vorremmo solo essere amati.
Nient'altro.


M.L."